Messina Denaro, nel covo del boss anche abiti femminili. Interrogato il concessionario: l’auto comprata personalmente “in modo tracciato”



Messina Denaro, nel covo del boss anche abiti femminili. Interrogato il concessionario: l’auto comprata personalmente “in modo tracciato”

Il primo covo di Matteo Messina Denaro, arrestato a Palermo dal Ros lunedì gennaio, sta restituendo molte informazioni agli investigatori che devono ricostruire i 30 anni di latitanza del boss di Castelvetrano. Nel nascondiglio i carabinieri hanno trovato anche abiti femminili e segni di una presenza non occasionale di una donna. A testimonianza che il mafioso non era totalmente distaccato dal mondo e sicuramente molto persone gli erano vicine. Nel covo a vicolo San Vito quindi orami è certo che sia passata anche una donna. Intanto è stato sentito dagli inquirenti il titolare della concessionaria di Palermo dalla quale Messina Denaro, un anno fa, comprò la Giulietta con la quale si spostava abitualmente durante la latitanza.

Il commerciante, viste le foto del capomafia sui media e riconosciuto il volto dell’acquirente, ha confermato che la macchina fu acquistata personalmente dal padrino. In maniera definita “tracciata”. Il veicolo, del quale sono stati trovati i documenti nell’ultima casa di Messina Denaro a Campobello di Mazara, era intestato alla madre di Andrea Bonafede, il geometra che ha prestato l’identità al boss, e che risulta indagato.

Gli inquirenti però continuano le indagini. A Campobello di Mazara, dove sono stati rintracciati, prosegue la caccia a possibili bunker segreti del boss che aveva scelto il paese del trapanese come suo rifugio da almeno tre anni. I carabinieri, attraverso l’utilizzo di georadar, stanno scandagliando diverse abitazioni del paese tra le quali quelle di Antonio Luppino, figlio di Giovanni, che lunedì scorso, ha accompagnato in auto il capomafia alla clinica in cui, poi, entrambi sono stati arrestati. In un’area all’aperto adibita a parcheggio di proprietà di Luppino era nascosta la Giulietta usata dal capomafia per i suoi spostamenti e ritrovata dalla polizia. Il figlio dell’autista del boss, già sentito dagli inquirenti, non sarebbe indagato. Sono state perquisite decine di abitazioni: quella del fratello del capomafia, del geometra Bonafede, l’uomo che ha prestato l’identità al boss e gli ha comprato la casa in cui viveva a Campobello, della madre, dell’ex legale trapanese Antonio Messina, di Giovanni Luppino, l’insospettabile agricoltore che ha accompagnato in auto il capomafia alla clinica Maddalena il giorno dell’arresto e di suo figlio. Uno dei numeri di telefono trovato nei pizzini di Luppino è riconducibile a un inserzionista trapanese che vende armi usate online. In uno degli annunci su un sito internet si legge “vendo per conto di un amico” carabina semiautomatica, proiettili e cartucce. Le inserzioni risalgono al mese di gennaio. Controlli a tappeto che, anche grazie alle indicazioni giunte agli investigatori da persone che si sono presentate in caserma dopo l’arresto. Indagini capillari vengono svolte sulla rete di fiancheggiatori del boss.



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